
San Giovanni Suergiu è alla sua prima partecipazione alla manifestazione "Monumenti Aperti". La visita al paese sarà occasione per ammirare il patrimonio risalente all’età prenuragica, come il sito di Is Loccis Santus, così come la chiesa di santa Maria delle Grazie di Palmas, risalente al XII secolo, fino alle trincee e batterie della seconda Guerra Mondiale. A San Giovanni Suergiu, i visitatori saranno guidati, nei dieci siti aperti, dai tanti volontari provenienti dalle associazioni locali e dagli studenti e docenti della classe seconda A della scuola media.
Castello di PalmasÈ stato costruito ai margini della vecchia Palmas, chiamata anticamente Villa di Palma del Sols. Rimangono solo i ruderi di quello che comunemente viene chiamato “castello”, collocati lungo la cinta muraria che aveva la funzione di proteggere l’antica “Villa” di Palma del Sols, nel cui golfo avvenne lo sbarco catalano- aragonese del 1323. Del forte non rimane che il rudere di una torre tronco-conica. Essa originariamente si elevava su due piani, realizzati con grossi blocchi di pietra vulcanica, secondo tecniche e modalità del basso medioevo. Presentava un diametro esterno di sette metri e mezzo e un’altezza originaria di dieci - dodici metri; ed era incorporata nel tracciato del muraglione di difesa, largo circa un metro, ed essendo impiantata nella parte più elevata del poggio fortificato, era probabilmente riservata al castellano. Alcune fonti narrano che Villa di Palma che apparteneva ai conti pisani Della Gherardesca , dopo la fine del regno di Càlari, nel 1258, venne anche dotata di un castello distrutto nell’estate del 1323 dalle truppe catalano-aragonesi, sbarcate nel golfo, con l’intento di costituire il Regno di Sardegna a scapito dei territori sardo-pisani. Giovanni Francesco Fara scrisse, nella seconda metà del XVI, che il castello di Palma ai suoi tempi non esisteva più, scomparso in un’età imprecisata insieme ad un buon numero di ville che facevano parte della diocesi di Sulci.
Chiesa di San Giovanni SuergiuSi trova ai margini dell’abitato di San Giovianni Suergiu, di cui fu la parrocchiale, ormai sconsacrata. È stata costruita dai Benedettini dopo il 1000 e modificata intorno al 1400 con l’aggiunta della sacrestia. Di fabbricazione tardo-romanica, la prima costruzione è in pietra di trachite bianca, mentre per l’edificazione della seconda parte sono state usate pietre della zona. L’aula mononavata, risalente al XIV sec., è ormai ridotta ad un rudere senza tetto. Restano in piedi la parte inferiore della facciata e i tratti del fianco settentrionale in conci calcarei e trachitici. Il portale della facciata presenta un architrave che regge un arco a tutto sesto. Nello spigolo sinistro è inserito un concio dove è scolpita una croce greca.
Chiesa di Santa Maria di PalmasSi trova a 2 chilometri circa dall’abitato di Palmas. La data di costruzione dell’edificio risale all’XI secolo. Questa chiesa, tra quelle donate ai Vittorini di Marsiglia dal giudice cagliaritano Costantino nel 1089, fu però presto rivendicata dai vescovi della diocesi di Sulci e dai Benedettini di Montecassino, a cui era stata promessa nel 1066, (quindi più di vent’anni prima dell’insediamento dei Vittorini nel cagliaritano). Si accese così una lite tra i vescovi di Sulci, l’abate di Montecassino e i Vittorini, documentata al 1146, che proseguì fino al 1150-52, conclusasi grazie all’intervento di Papa Eugenio III. Il possesso della chiesa fu riconosciuto alla Diocesi. La chiesa di Santa Maria di Palmas oggi è intitolata alla Madonna delle Grazie. Il fabbricato è a pianta longitudinale, ha una sola navata con abside orientato verso nord-est e ha una copertura lignea. È stata costruita con conci in pietra regolari nell’abside e nei muri laterali, mentre nelle parti alte dell’edificio e nel frontone è fatta in conci di misure diverse e cementati da letti di malta. La facciata è a capanna ed è stata ricostruita nel 1700, con finestra biforme sul portale ed un semplice campanile a vela. La lettura stilistica del fabbricato riguarda il risultato di una totale ricostruzione, avvenuta nella seconda metà del XVIII. Ora la chiesa non è visitabile all’interno a causa di lavori di ristrutturazione. Per questa occasione nel piazzale della chiesa le massaie dell’associazione Massaius Suerxinus, vestite in costume sardo, faranno vedere ai visitatori come si prepara sa fregula, is malloreddus e is coccolittus pintaus, tipici piatti della cucina sarda.Si trova a 2 chilometri circa dall’abitato di Palmas. La data di costruzione dell’edificio risale all’XI secolo. Questa chiesa, tra quelle donate ai Vittorini di Marsiglia dal giudice cagliaritano Costantino nel 1089, fu però presto rivendicata dai vescovi della diocesi di Sulci e dai Benedettini di Montecassino, a cui era stata promessa nel 1066, (quindi più di vent’anni prima dell’insediamento dei Vittorini nel cagliaritano). Si accese così una lite tra i vescovi di Sulci, l’abate di Montecassino e i Vittorini, documentata al 1146, che proseguì fino al 1150-52, conclusasi grazie all’intervento di Papa Eugenio III. Il possesso della chiesa fu riconosciuto alla Diocesi. La chiesa di Santa Maria di Palmas oggi è intitolata alla Madonna delle Grazie. Il fabbricato è a pianta longitudinale, ha una sola navata con abside orientato verso nord-est e ha una copertura lignea. È stata costruita con conci in pietra regolari nell’abside e nei muri laterali, mentre nelle parti alte dell’edificio e nel frontone è fatta in conci di misure diverse e cementati da letti di malta. La facciata è a capanna ed è stata ricostruita nel 1700, con finestra biforme sul portale ed un semplice campanile a vela. La lettura stilistica del fabbricato riguarda il risultato di una totale ricostruzione, avvenuta nella seconda metà del XVIII. Ora la chiesa non è visitabile all’interno a causa di lavori di ristrutturazione. Per questa occasione nel piazzale della chiesa le massaie dell’associazione Massaius Suerxinus, vestite in costume sardo, faranno vedere ai visitatori come si prepara sa fregula, is malloreddus e is coccolittus pintaus, tipici piatti della cucina sarda.
Esposizione di Reperti Industriali del Consorzio di BonificaPresso l’azienda agraria ex Inps Palmas, sulla strada per Palmas, sono esposti per l’occasione oggetti e macchinari appartenenti al Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis, utilizzati tra gli anni 1930 e 1970, per la lavorazione del cotone e del latte. Tutti gli oggetti e macchinari sono in fase di studio e recupero, grazie alla collaborazione tra il consorzio di bonifica e il Comune di San Giovanni Suergiu. La mostra è organizzata dalla Cooperativa Agrifoglio.
Presso l'azienda agraria ex INPS Palmas
Medau Is Loccis SantusSi trova nella località di Is Loccis Santus, situata nel territorio di San Giovanni Suergiu,a pochi chilometri dalla necropoli prenuragica. Risale sicuramente al 1700 e porta il nome della famiglia che l’ha edificato, proprietaria dei terreni circostanti. San Giovanni Suergiu si presenta come evoluzione di tanti insediamenti abitativi sparsi nel territorio, denominati furriadroxius. Un tempo solo semplici rifugi per bestiame e pastori, i furriadroxius con l’andare del tempo hanno via via assunto sempre più le caratteristiche di veri e propri insediamenti indipendenti l’uno dall’altro denominati medaus, proprio come Is Loccis Santus. Oggi si possono contare circa 60 realtà abitative del genere nel territorio comunale di S. Giovanni. Il 26 e il 27 settembre all’interno di questo medau verrà allestita una suggestiva mostra, organizzata dall’associazione culturale Acli - Le mani amiche, dove verranno presentati al pubblico gli antichi mestieri, come il fabbro, il falegname ed il sarto, ed anche una bellissima esposizione di abiti sardi tradizionali.
Località Is Loccis Santus
Necropoli di Is Loccis SantusSituata nella località di Is Loccis Santus, nel versante sud di Punta Gannau, a pochi chilometri da Is Urigus, è una delle necropoli più importanti e meglio conservate del Sulcis. È di epoca prenuragica, risalente al IV sec a.c.. Fu scoperta più di 30 anni fa grazie a una serie di campagne archeologiche guidate dall’archeologo Enrico Atzeni e dal suo assistente Remo Forresu. La necropoli (casa dei morti) preistorica a domus de janas, comprende 13 tombe, scavate nella tenera trachite o tufo trachitico. È molto probabile, però, che la fitta vegetazione nasconda gli ingressi di altri ipogei. Le domus sono prevalentemente pluricellulari e lo schema planimetrico è quasi sempre a pianta longitudinale con padiglione d’ingresso, anticella e grande camera quadrangolare. Si distinguono due ipogei, che invece sono a forma di fiore. Le tombe si articolano in cellette a forno, in numero da due a cinque. Molto importanti sono le tombe 5 e 9, dove sono stati ritrovati dei vasi della cultura campaniforme, ciotole, bicchieri, scodelle e collane lavorate con le conchiglie e denti di animale. Tutti questi reperti sono oggi conservati al museo archeologico di Carbonia. Proseguendo la visita del sito, camminando fino alla punta della collina, si arriva ad un nuraghe, che sicuramente era a monotorre. Da qui i nuragici potevano controllare tutto il territorio circostante, ora comprendente San Giovanni Suergiu, Is Urigus, Carbonia e Sant’Antioco.
Nuraghe PalmasIl nuraghe si trova lungo la strada che porta alla chiesa di S. Maria di Palmas, a circa 1 km dalla strada principale SS.195. È formato da 3 lobi: tra le mura sono più evidenti i due lobi, troviamo una traccia del terzo lobo, anche se è pressoché coperto da terra e vegetazione. Salendo nel nuraghe, si rimane affascinati dalla bellissima vista che si presenta agli occhi del visitatore: l’intero golfo di Palmas, San Giovanni Suergiu, Tratalias, Sant’Antioco e, nelle belle giornate, anche Carloforte. Da qui i nuragici potevano controllare questo vasto territorio.
Postazione panoramica MatzaccaraDalla vedetta dell’Ente Foreste, in località Matzaccara, sul monte che sovrasta l’abitato, si trova la postazione panoramica, dove durante la II Guerra Mondiale fu edificato un fortino militare, di cui ancora oggi sono ben visibili i ruderi. Dal sito è possibile ammirare tutto il Golfo di Palmas, l’area S.I.C. Sa Punta e’ S’Aliga verso Portoscuso, la laguna e la Pineta di Bruncu Teula, l’isola di San Pietro, l’isola di Sant’Antioco, l’area S.I.C. di Santa Caterina, il territorio compreso tra il centro di San Giovanni Suergiu e la frazione di Matzaccara e Monte Sirai. Matzaccara nel 1853 con Regio decreto n. 1584, quando Palmas venne eretta a Comune, divenne frazione con Suergiu, Riu Sassu e Cortiois che contavano insieme, a quel tempo, 1.060 abitanti. Matzaccara ha una storia particolare e molto interessante. Probabilmente fu abitata sin dall’epoca nuragica, e rimase abitata sin dopo il mille e, in seguito alle continue incursioni saracene, così come il resto del territorio, si spopolò per alcuni secoli. Il toponimo si presume derivi dal vocabolo fenicio Matz-Acar, che significherebbe rifugio angusto o stretta dimora. Nel periodo romano venne indicata col nome di Populum, mentre lo storico Spano, nei suoi scritti la indica col nome di Villamavar. Del periodo romano restano le tracce evidenti del porticciolo, delle terme e dell’antica Strada Sulcitana. In seguito si registrò la presenza di una piccola comunità di monaci che, dediti all’agricoltura e all’allevamento del bestiame, restarono a Matzaccara per alcuni secoli nonostante i pessimi rapporti con i feudatari di allora. Alcuni documenti custoditi nell’Archivio di Stato a Cagliari, i cosiddetti Consigli Civici di Iglesias risalenti agli anni 1706-1826, documentano la ripopolazione del luogo, allora sotto la giurisdizione del Marchesato di Palmas, con il trasferimento di 22 famiglie provenienti da Portoscuso e San Giovanni Suergiu. Nei suddetti documenti viene riportata anche la presenza di un nuraghe in località Ulmus, vicino al centro della frazione, che testimonia la presenza di un insediamento di epoca nuragica.Un altro importante sito del territorio di Matzaccara sono i circa 260 ettari della pineta dell’ex Azienda I.N.P.S., che testimoniano l’immensa opera di bonifica avvenuta negli anni sessanta, un polmone verde tra i più ricchi di flora e fauna del Sulcis.
Località Matzaccara
Trincee sotterranee e Batterie della II Guerra MondialeSi trovano nel monte Palmas, a pochi chilometri dal nuraghe, da dove si può ammirare un suggestivo panorama del golfo di Palmas. Sia le trincee che le batterie risalgono alla II Guerra Mondiale. Sono presenti diverse trincee sotterranee, alcune delle quali sono visitabili anche all’interno, entrando in un percorso molto suggestivo lungo una decina di metri. Alcune altre sono coperte dalla fitta vegetazione. Le trincee sono delle opere di fortificazione consistenti in un lungo fossato, scavato nel terreno, in comunicazione con le retrovie per mezzo dei camminamenti, entro i quali sostavano le fanterie per proteggersi dal tiro nemico durante la guerra. La batteria invece è un’unità di tiro dell’artiglieria, al comando del capitano, composta da un numero di cannoni, variabile in base alle esigenze, che in questo territorio serviva sia per controllare gli sbarchi nel golfo di Palmas che per contrastare le incursioni aeree.
Monte Palmas
Fonte:
http://new.monumentiaperti.com